La grande musica del Novecento si presentava spesso agli amici come un complesso di regole senza gioco. Per gli spettatori debuttanti ‘sul campo’ nei lontani anni Cinquanta – fra i neorealismi e gli astrattismi, l’Epico e l’Assurdo, la Callas e l’Osiris e le ideologie minatorie e il culto del Progresso – le discusse novità ‘live’ nei festival erano "La carriera del libertino", "Mosè e Aronne", "L’angelo di fuoco", "Capriccio", "Guerra e pace", "Una Lady Macbeth" di Mzensk, e un’abbondante produzione di lavori orchestrali o da camera. ‘Prime’ storiche e memorabili, alla Scala e alla Fenice e a Berlino e a Vienna, fra giudizi caotici ‘a caldo’ e tipici equivoci d’epoca: Stravinskij restauratore del rétro, Schönberg patrono dei carrieristi, Strauss birroso epigono, Prokofiev professionista di rappresentanza, Šostakovič epico alfiere di gloriosi caduti... E tutt’intorno – oltre ai più noti Berg, Weill, Bartók, Webern, Honegger, Hindemith, Britten, Milhaud, Poulenc, Janáček, gradatamente accolti – il silenzio dei cancellati. Perseguitati dalle varie intolleranze ideologiche, politiche, avanguardistiche, accademiche: Schreker, Křenek, Pfitzner, Korngold, Zemlinsky, Szymanowski, Schmidt, Schoeck, e altri emarginati da recuperare e intendere. Ma come e quando, in flashback o in performance, fra gli sbarramenti del tardo Novecento e le riabilitazioni del Postmoderno? Come tutti i messaggi e i prodotti, ovviamente, anche le migliori o peggiori composizioni sono tenute a incontrare direttamente i propri destinatari e consumatori: un pubblico di utenti più o meno ‘connaisseurs’ che le fruisce o fraintende secondo le idee correnti nelle diverse epoche. Variano infatti le mode, i conformismi, i dissensi, fra pregiudizi perentori, ricezioni malintese, provoca- zioni e trasgressioni che mixano i ‘must’ e i ‘post’ col Kitsch e il Trash. Attraverso i contesti e i gusti mutanti, però, si trasformano continuamente anche le figure e le ‘carriere’ dei Classici Moderni. E le verifiche... La grande musica del Novecento si presentava spesso agli amici come un complesso di regole senza gioco. Per gli spettatori debuttanti ‘sul campo'nei lontani anni Cinquanta – fra i neorealismi e gli astrattismi, l'Epico e l'Assurdo, la Callas e l'Osiris e le ideologie minatorie e il culto del Progresso – le discusse novità ‘live'nei festival erano'La carriera del libertino','Mosè e Aronne','L'angelo di fuoco','Capriccio','Guerra e pace','Una Lady Macbeth'di Mzensk, e un'abbondante produzione di lavori orchestrali o da camera. ‘Prime'storiche e memorabili, alla Scala e alla Fenice e a Berlino e a Vienna, fra giudizi caotici ‘a caldo'e tipici equivoci d'epoca: Stravinskij restauratore del rétro, Schönberg patrono dei carrieristi, Strauss birroso epigono, Prokofiev professionista di rappresentanza, Šostakovič epico alfiere di gloriosi caduti... E tutt'intorno – oltre ai più noti Berg, Weill, Bartók, Webern, Honegger, Hindemith, Britten, Milhaud, Poulenc, Janáček, gradatamente accolti – il silenzio dei cancellati. Perseguitati dalle varie intolleranze ideologiche, politiche, avanguardistiche, accademiche: Schreker, Křenek, Pfitzner, Korngold, Zemlinsky, Szymanowski, Schmidt, Schoeck, e altri emarginati da recuperare e intendere. Ma come e quando, in flashback o in performance, fra gli sbarramenti del tardo Novecento e le riabilitazioni del Postmoderno? Come tutti i messaggi e i prodotti, ovviamente, anche le migliori o peggiori composizioni sono tenute a incontrare direttamente i propri destinatari e consumatori: un pubblico di utenti più o meno ‘connaisseurs'che le fruisce o fraintende secondo le idee correnti nelle diverse epoche. Variano infatti le mode, i conformismi, i dissensi, fra pregiudizi perentori, ricezioni malintese, provoca- zioni e trasgressioni che mixano i ‘must'e i ‘post'col Kitsch e il Trash. Attraverso i contesti e i gusti mutanti, però, si trasformano continuamente anche le figure e le ‘carriere'dei Classici Moderni. E le verifiche discordi sui loro angeli e demoni, e i capricci, i libertini, le appassionate, le birbone... Allora, dopo mezzo secolo di eventi illustri e controversi vissuti direttamente dalla parte degli spettatori, un flâneur di varie arti come Alberto Arbasino si fa memorialista filarmonico di innumerevoli rappresentazioni e interpretazioni e personalità ormai piuttosto mitiche. Con parecchie curiosità e libertà romanzesche rispetto a diverse tradizioni e avanguardie anche dissipate o disperse. La grande musica del Novecento si presentava spesso agli amici come un complesso di regole senza gioco. Per gli spettatori debuttanti sul campo nei lontani anni Cinquanta fra i neorealismi e gli astrattismi, lEpico e lAssurdo, la Callas e lOsiris e le ideologie minatorie e il culto del Progresso le discusse novit live nei festival erano La carriera del libertino, Mos e Aronne, Langelo di fuoco, Capriccio, Guerra e pace, Una Lady Macbeth di Mzensk, e unabbondante produzione di lavori orchestrali o da camera. Prime storiche e memorabili, alla Scala e alla Fenice e a Berlino e a Vienna, fra giudizi caotici a caldo e tipici equivoci depoca: Stravinskij restauratore del rtro, Schnberg patrono dei carrieristi, Strauss birroso epigono, Prokofiev professionista di rappresentanza, ostakovi epico alfiere di gloriosi caduti... E tuttintorno oltre ai pi noti Berg, Weill, Bartk, Webern, Honegger, Hindemith, Britten, Milhaud, Poulenc, Janek, gradatamente accolti il silenzio dei cancellati. Perseguitati dalle varie intolleranze ideologiche, politiche, avanguardistiche, accademiche: Schreker, Kenek, Pfitzner, Korngold, Zemlinsky, Szymanowski, Schmidt, Schoeck, e altri emarginati da recuperare e intendere. Ma come e quando, in flashback o in performance, fra gli sbarramenti del tardo Novecento e le riabilitazioni del Postmoderno?Come tutti i messaggi e i prodotti, ovviamente, anche le migliori o peggiori composizioni sono tenute a incontrare direttamente i propri destinatari e consumatori: un pubblico di utenti pi o meno connaisseurs che le fruisce o fraintende secondo le idee correnti nelle diverse epoche. Variano infatti le mode, i conformismi, i dissensi, fra pregiudizi perentori, ricezioni malintese, provoca- zioni e trasgressioni che mixano i must e i post col Kitsch e il Trash.Attraverso i contesti e i gusti mutanti, per, si trasformano continuamente anche le figure e le carriere dei Classici Moderni. E le verifiche discordi sui loro angeli e demoni, e i capricci, i libertini, le appassionate, le birbone... Allora, dopo mezzo secolo di eventi illustri e controversi vissuti direttamente dalla parte degli spettatori, un flneur di varie arti come Alberto Arbasino si fa memorialista filarmonico di innumerevoli rappresentazioni e interpretazioni e personalit ormai piuttosto mitiche. Con parecchie curiosit e libert romanzesche rispetto a diverse tradizioni e avanguardie anche dissipate o disperse. Una serie di memorie musicali che attraversano le grandi opere del Novecento nelle loro metamorfosi. Accanto alle "novità" da festival, alle "prime" storiche e memorabili di Stravinskij, di Shönberg e Prokofiev si affollavano nei primi anni Cinquanta un gran numero di compositori già vietati e repressi dalle varie intolleranze ideologiche e accademiche o avanguardistiche del Novecento: dunque da recuperare o scoprire in qualunque occasione. On 20th-cent. classical music from the 1950s onwards; recollections of mythical performances, interpretations and personalities which survive changing contexts and tastes 1. Stravinskij, E Poi -- 2. Prokofiev Tra Noi -- 3. Verso Schönberg -- 4. Attraverso Strauss -- 5. Šostakovič, E Inoltre. Alberto Arbasino. Includes Index.