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Marescialle e libertini

Alberto Arbasino

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مشخصات کتاب

نویسنده
Alberto Arbasino
سال انتشار
۲۰۰۴
فرمت
EPUB
زبان
ایتالیایی
حجم فایل
۱٫۴ مگابایت

دربارهٔ کتاب

La grande musica del Novecento si presentava spesso agli amici come un complesso di regole senza gioco. Per gli spettatori debuttanti ‘sul campo’ nei lontani anni Cinquanta – fra i neorealismi e gli astrattismi, l’Epico e l’Assurdo, la Callas e l’Osiris e le ideologie minatorie e il culto del Progresso – le discusse novità ‘live’ nei festival erano "La carriera del libertino", "Mosè e Aronne", "L’angelo di fuoco", "Capriccio", "Guerra e pace", "Una Lady Macbeth" di Mzensk, e un’abbondante produzione di lavori orchestrali o da camera. ‘Prime’ storiche e memorabili, alla Scala e alla Fenice e a Berlino e a Vienna, fra giudizi caotici ‘a caldo’ e tipici equivoci d’epoca: Stravinskij restauratore del rétro, Schönberg patrono dei carrieristi, Strauss birroso epigono, Prokofiev professionista di rappresentanza, Šostakovič epico alfiere di gloriosi caduti... E tutt’intorno – oltre ai più noti Berg, Weill, Bartók, Webern, Honegger, Hindemith, Britten, Milhaud, Poulenc, Janáček, gradatamente accolti – il silenzio dei cancellati. Perseguitati dalle varie intolleranze ideologiche, politiche, avanguardistiche, accademiche: Schreker, Křenek, Pfitzner, Korngold, Zemlinsky, Szymanowski, Schmidt, Schoeck, e altri emarginati da recuperare e intendere. Ma come e quando, in flashback o in performance, fra gli sbarramenti del tardo Novecento e le riabilitazioni del Postmoderno? Come tutti i messaggi e i prodotti, ovviamente, anche le migliori o peggiori composizioni sono tenute a incontrare direttamente i propri destinatari e consumatori: un pubblico di utenti più o meno ‘connaisseurs’ che le fruisce o fraintende secondo le idee correnti nelle diverse epoche. Variano infatti le mode, i conformismi, i dissensi, fra pregiudizi perentori, ricezioni malintese, provoca- zioni e trasgressioni che mixano i ‘must’ e i ‘post’ col Kitsch e il Trash. Attraverso i contesti e i gusti mutanti, però, si trasformano continuamente anche le figure e le ‘carriere’ dei Classici Moderni. E le verifiche... La grande musica del Novecento si presentava spesso agli amici come un complesso di regole senza gioco. Per gli spettatori debuttanti ‘sul campo'nei lontani anni Cinquanta – fra i neorealismi e gli astrattismi, l'Epico e l'Assurdo, la Callas e l'Osiris e le ideologie minatorie e il culto del Progresso – le discusse novità ‘live'nei festival erano'La carriera del libertino','Mosè e Aronne','L'angelo di fuoco','Capriccio','Guerra e pace','Una Lady Macbeth'di Mzensk, e un'abbondante produzione di lavori orchestrali o da camera. ‘Prime'storiche e memorabili, alla Scala e alla Fenice e a Berlino e a Vienna, fra giudizi caotici ‘a caldo'e tipici equivoci d'epoca: Stravinskij restauratore del rétro, Schönberg patrono dei carrieristi, Strauss birroso epigono, Prokofiev professionista di rappresentanza, Šostakovič epico alfiere di gloriosi caduti... E tutt'intorno – oltre ai più noti Berg, Weill, Bartók, Webern, Honegger, Hindemith, Britten, Milhaud, Poulenc, Janáček, gradatamente accolti – il silenzio dei cancellati. Perseguitati dalle varie intolleranze ideologiche, politiche, avanguardistiche, accademiche: Schreker, Křenek, Pfitzner, Korngold, Zemlinsky, Szymanowski, Schmidt, Schoeck, e altri emarginati da recuperare e intendere. Ma come e quando, in flashback o in performance, fra gli sbarramenti del tardo Novecento e le riabilitazioni del Postmoderno? Come tutti i messaggi e i prodotti, ovviamente, anche le migliori o peggiori composizioni sono tenute a incontrare direttamente i propri destinatari e consumatori: un pubblico di utenti più o meno ‘connaisseurs'che le fruisce o fraintende secondo le idee correnti nelle diverse epoche. Variano infatti le mode, i conformismi, i dissensi, fra pregiudizi perentori, ricezioni malintese, provoca- zioni e trasgressioni che mixano i ‘must'e i ‘post'col Kitsch e il Trash. Attraverso i contesti e i gusti mutanti, però, si trasformano continuamente anche le figure e le ‘carriere'dei Classici Moderni. E le verifiche discordi sui loro angeli e demoni, e i capricci, i libertini, le appassionate, le birbone... Allora, dopo mezzo secolo di eventi illustri e controversi vissuti direttamente dalla parte degli spettatori, un flâneur di varie arti come Alberto Arbasino si fa memorialista filarmonico di innumerevoli rappresentazioni e interpretazioni e personalità ormai piuttosto mitiche. Con parecchie curiosità e libertà romanzesche rispetto a diverse tradizioni e avanguardie anche dissipate o disperse. La grande musica del Novecento si presentava spesso agli amici come un complesso di regole senza gioco. Per gli spettatori debuttanti sul campo nei lontani anni Cinquanta fra i neorealismi e gli astrattismi, lEpico e lAssurdo, la Callas e lOsiris e le ideologie minatorie e il culto del Progresso le discusse novit live nei festival erano La carriera del libertino, Mos e Aronne, Langelo di fuoco, Capriccio, Guerra e pace, Una Lady Macbeth di Mzensk, e unabbondante produzione di lavori orchestrali o da camera. Prime storiche e memorabili, alla Scala e alla Fenice e a Berlino e a Vienna, fra giudizi caotici a caldo e tipici equivoci depoca: Stravinskij restauratore del rtro, Schnberg patrono dei carrieristi, Strauss birroso epigono, Prokofiev professionista di rappresentanza, ostakovi epico alfiere di gloriosi caduti... E tuttintorno oltre ai pi noti Berg, Weill, Bartk, Webern, Honegger, Hindemith, Britten, Milhaud, Poulenc, Janek, gradatamente accolti il silenzio dei cancellati. Perseguitati dalle varie intolleranze ideologiche, politiche, avanguardistiche, accademiche: Schreker, Kenek, Pfitzner, Korngold, Zemlinsky, Szymanowski, Schmidt, Schoeck, e altri emarginati da recuperare e intendere. Ma come e quando, in flashback o in performance, fra gli sbarramenti del tardo Novecento e le riabilitazioni del Postmoderno?Come tutti i messaggi e i prodotti, ovviamente, anche le migliori o peggiori composizioni sono tenute a incontrare direttamente i propri destinatari e consumatori: un pubblico di utenti pi o meno connaisseurs che le fruisce o fraintende secondo le idee correnti nelle diverse epoche. Variano infatti le mode, i conformismi, i dissensi, fra pregiudizi perentori, ricezioni malintese, provoca- zioni e trasgressioni che mixano i must e i post col Kitsch e il Trash.Attraverso i contesti e i gusti mutanti, per, si trasformano continuamente anche le figure e le carriere dei Classici Moderni. E le verifiche discordi sui loro angeli e demoni, e i capricci, i libertini, le appassionate, le birbone... Allora, dopo mezzo secolo di eventi illustri e controversi vissuti direttamente dalla parte degli spettatori, un flneur di varie arti come Alberto Arbasino si fa memorialista filarmonico di innumerevoli rappresentazioni e interpretazioni e personalit ormai piuttosto mitiche. Con parecchie curiosit e libert romanzesche rispetto a diverse tradizioni e avanguardie anche dissipate o disperse. Una serie di memorie musicali che attraversano le grandi opere del Novecento nelle loro metamorfosi. Accanto alle "novità" da festival, alle "prime" storiche e memorabili di Stravinskij, di Shönberg e Prokofiev si affollavano nei primi anni Cinquanta un gran numero di compositori già vietati e repressi dalle varie intolleranze ideologiche e accademiche o avanguardistiche del Novecento: dunque da recuperare o scoprire in qualunque occasione. On 20th-cent. classical music from the 1950s onwards; recollections of mythical performances, interpretations and personalities which survive changing contexts and tastes 1. Stravinskij, E Poi -- 2. Prokofiev Tra Noi -- 3. Verso Schönberg -- 4. Attraverso Strauss -- 5. Šostakovič, E Inoltre. Alberto Arbasino. Includes Index.

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۴۴٬۰۰۰ تومان